Il coraggio del nulla

Il coraggio del nulla
Oggi mi sono concessa il non fare
e ho realizzato tantissimo.

Ho appoggiato a terra un piede alla volta,
scendendo dal letto,
e mi sono accorta che il mio corpo
inizia il nuovo giorno con il sinistro.

Ho scelto di assentarmi.
Per un giorno solo, per un po’.
Mi sono concessa una piccola vacanza
dal vociare quotidiano.

Ho riposto tutti i dispositivi in un cassetto
e gli ho dato la possibilità di stare lì,
per tutto il giorno.
Così ci siamo rigenerati tutti.

Ho lavato le stoviglie della sera prima
e ho osservato la parete bianca
davanti a un caffè
che mi risvegliava lento,
sorso dopo sorso.

E adesso… che si fa?
Io, sola,
davanti al muro zitto
e al coraggio del niente.

“C’è così tanto di cui occuparsi.”
“Non importa.”

La gestione del non importa,
se sei solita all’azione,
richiede coraggio.

È arrivato l’ascolto.

Ancorata al respiro,
ho osservato cosa aveva da dirmi la mente.
Ho sorriso.
E poi ho pianto, anche.
Ma solo per un po’.

Ho ripercorso tutto quello che avevo perso
negli ultimi mesi:
oggetti, soldi, persone, occasioni.

Non importa.

Ho lasciato che il tempo scorresse
ed è arrivata la paura.
La paura di perdere anche quello
quel preziosissimo tempo.

Anche allora
sono rimasta in ascolto.
L’urgenza di colmare
non ha mosso i miei passi in avanti.

Ce l’avevo fatta.

Mi sono sentita improvvisamente ricca.

La mancanza esiste
solo come conseguenza
di un pensiero
che parla la lingua della mancanza stessa.

Ma se ti siedi
e ascolti la risposta alla domanda:
“Cosa manca, adesso?”

“Niente.”
È sempre lei, la rivelazione già nota.

Lascio che tutto sia:
la stanza in disordine,
le incombenze da compiere,
i percorsi da finire,
la vita stessa — in divenire.

Il comando all’agire tace, finalmente.
Mi lascia in pace.
Ora è tutta abbondanza.

Ascolto.
Ferma sul mio sacro.
Ancorata alle mie natiche.

E la meditazione si dischiude.

Sono esattamente lì dove sono.
Io stessa divengo un divenire meditabondo.

La scrittura di una poesia è meditare.
La lettura è meditare.
Camminare è meditare.
Piangere è meditare.
Ridere è meditare.
Mangiare.
Correre.
Darsi da fare…

Tutto è una festa in meditare.
Che chiasso, questo silenzio!

Caro Universo,
non desidero più tempo.
Va bene averne di meno,
ma che sia raro,
tempo dell’ascolto attento.

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