Eccolo! Il primo articolo scritto da un posto lontano.

Questo spazio sarà come un diario pronto a seguirmi durante il viaggio in solitaria.

Perché sono partita da sola? In parte per scelta. Ma anche (ti é mai capitato?) per quella meravigliosa esperienza– come spesso accade – degli amici entusiasti quando si parla di partire… e poi, quando arriva il momento di prenotare, è tutto un fuggi fuggi di buone intenzioni.

Così: click! Un biglietto di andata. E pon, click, anche uno di ritorno.

Spaventata? Molto.Ho passato la settimana precedente alla partenza in preda al panico, immaginando tutte le possibili conseguenze nefaste di un viaggio in solitaria fino in India – e per di più, da donna.

Ma dicono che il coraggio nasca proprio quando si scegliere di agire nonostante la paura. E cosí sono partita.

Imbarcata. Mi sono lasciata trasportare da Milano a Doha, e poi stanotte voleró fino in Kerala.

La partenza

È iniziata così la prima tappa di questa traversata. Nel mio zaino c’è il mio piccolo libro, che mi segue con umiltà, si lascia trasportare e – in un certo senso – mi guarda.

Mi sembra che anche lui, ogni tanto, mi chieda:“Dove stiamo andando, con queste borse così piene e gli occhi che si gonfiano talvolta di lacrime, talaltra di gioia?

Un sogno, un progetto, un’idea hanno valore in base al valore che TU stesso decidi di dargli.

In mezzo alla confusione della partenza, é arrivata questa piccola intuizione.

Giorno 1Doha

Ecco un piccolo riepilogo semiserio della mia prima giornata di viaggio, gironzolando per Doha:

1 cappuccino rovesciato addosso mentre tentavo di attivare la eSIM

1 richiesta di assistenza inviata ad Airalo per malfunzionamento della SIM

1 museo visitato

2 eSIM scaricate sul telefono (una per il Qatar, l’altra per l’India)

2 Uber presi

2 Uber arrivati a destinazione!

2 calamite comprate

4 negozi visitati al Souq Waqif

1 assaggio di dolci tipici

1 scatola di Imodium in borsa

0 Imodium presi (per ora)

∞ persone gentili che mi hanno aiutata

La lezione del giorno

Rispettare le tradizioni locali ti fa sentire più a tuo agio, e mette a proprio agio anche gli altri.

Sono partita con un paio di pantaloncini – non shorts cortissimi, ma comunque sopra al ginocchio. Dopo poco, mi sono accorta di essere l’unica a vestire così. Nessuno mi ha detto nulla, ma mi sentivo osservata e fuori luogo.

In un bagno pubblico, ho cambiato outfit, indossando qualcosa di più lungo. E subito mi sono sentita meglio. Più rispettosa, più serena, più “in sintonia”.

Prossima tappa…India!Il viaggio è appena cominciato.

Io, il mio zaino e il mio piccolo libro… continuiamo il cammino.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *