“Quando il gioco si fa duro…”
Quel detto ci dice che se sei abbastanza forte, allora è il momento di accettare la sfida.
E invece no. A volte si va al tappeto. E forse, da sdraiati con il naso all’insù, si riescono a cogliere le crepe del soffitto che non avevamo mai notato. Oppure la nuvola che passa a forma di delfino, o di casa, o di cuore…
La parte occidentale del mondo esalta per la maggior parte la forza, la prontezza, la capacità di reagire e rialzarsi subito di fronte agli scossoni della vita. Se sorridi e sei olio su cui tutto scorre, hai già vinto la partita sociale.
Se nasci spugna… è tutto più complesso.
Una deviazione necessaria per arrivare al punto: il ritorno dall’India mi ha riservato delle sorprese niente male.
Nel mondo orientale non esistono accadimenti belli o brutti… esiste semplicemente la vita che scorre, e la gioia e l’entusiasmo sono parte della vita, così come la fatica e il dolore.
Ci sono luoghi dove ti insegnano che tutto ha un perché. Che la pioggia è un fertilizzante importantissimo, necessario per far tornare il mondo verde e far nascere i fiori.
Avevo bisogno di silenzio.
E così sono partita per un cammino. Il Cammino dei Borghi Silenti, appunto. Il nome diceva già tutto, e mi chiamava a sé.
Non era il mio primo cammino, ma era il primo che affrontavo in solitaria.
Ho comprato una tenda, uno zaino, due cambi… e via.
Il cammino si trova in Umbria.
Bello? Sì.
Ne vale la pena? Sì.
Lo descriverò? No.
Basta una ricerca su Google per trovare risultati e descrizioni molto più esaustive di quelle che potrei dare io.
Mi limiterò a raccontare i momenti più significativi.
Quando ho avuto un po’ paura
La prima notte in tenda.
Mi sono accampata su un pratone a Tenaglie, alla partenza. Normalmente è un paese tranquillissimo, ma quella sera c’era una festa: si mangiava e si beveva.
Io sono andata a dormire presto, perché il giorno dopo iniziava il mio cammino. Ma altri no.
Alle due di notte, nel prato sono arrivati alcuni ragazzi ubriachi che, in inglese, urlavano sguaiatamente e imprecavano.
Fortunatamente, nel frattempo, un’altra tenda si era piazzata a pochi metri da me. Un gruppetto di ragazzi è uscito da lì e li ha cacciati.
Quando ho ascoltato a cuore aperto
A Melezzole, ho conosciuto una ragazza in ostello. Quella sera pioveva forte, e ho deciso che la tenda poteva restare chiusa.
Nella stanza eravamo in tre: un ragazzo, una ragazza e io.
Quando siamo rimaste da sole, la ragazza si è aperta con me.
Mi ha raccontato alcune cose molto private:
“Tanto a te posso dirlo… non ti rivedrò mai più.”
Mi ha chiesto:
“Pensi che io sia una brutta persona?”
“No,” le ho risposto. “Ti capisco. Hai fatto il meglio che hai potuto. Non essere così severa con te stessa.”
Non ci siamo scambiate i contatti. Non la rivedrò mai più.
Ma custodisco qualcosa di lei che probabilmente in pochi sanno.
Era giusto lasciare andare quel momento così, come è arrivato.
Domanda che mi sorge spontanea
Perché è più facile essere veramente autentici con gli estranei, rispetto a chi ci è vicino?
Quante maschere indossiamo nel quotidiano?
Quando il silenzio ha parlato a cuore aperto
Il secondo giorno, sono partita alle 6 da Melezzole per salire a Monte Croce. Presto. Prima di tutti.
Alle 7:30 ero quasi in vetta.
E wow.
Che panorama.
Che pace.
Che meraviglia.
Solo io. Io sola. Le nuvole. E la montagna che rispondeva, in silenzio, a tutte le domande che mi frullavano in testa.
Mi sono seduta per meditare, ma ho tenuto gli occhi aperti.
Non volevo perdermi il bello che la natura mi stava regalando.
Dal cuore è uscito un semplice:
“Grazie.”
Grazie, Universo.
Perché ogni secondo è una sorpresa, se ti apri alla meraviglia.
Il potere dei cammini
Avevo fatto diversi cammini prima di questo, ma mai in solitaria.
Ed è diverso.
Le immagini, i pensieri, le emozioni arrivano. Tutte insieme.
A volte ti travolgono, altre bussano con gentilezza.
Le accogli come degli ospiti nella tua casa. Stai un po’ in loro compagnia, e poi… se ne vanno.
E passo dopo passo, intanto, procedi.
A volte arrivano risposte.
Altre volte, ti accorgi che in fondo non hai bisogno di risposte, ma di vuoti.
E così procedi.
E più procedi, più la natura ti racconta che in fondo è tutto semplice.
Che basta toccare terra per un momento per piantare semi.
Che le foglie si muovono e parlano.
Che il sole del primo mattino ti ricorda il valore della bellezza.
E che la pioggia… ti rinfresca.
Che bello sapere che, alla fine, siamo tutti in cammino.


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