Ci sono racconti che non possono aspettare. Alcune esperienze possono essere rielaborate con il tempo e si possono raccontare anche a giorni di distanza.
Anzi, dicono che scrivere ci permette di vivere le cose due volte: la prima quando accadono e le percepiamo con tutti i sensi, la seconda quando le riviviamo con le parole.
Ma ci sono anche storie che vanno scritte nell’immediato.
Oggi, a Fort Kochi – la mia ultima tappa in Kerala prima di salire verso Nord, destinazione Varanasi – è successo qualcosa di speciale. Così speciale che, poco più di un’ora dopo, mi sono chiusa in stanza per scriverlo subito. Prima che sfuggisse alla memoria. Prima che mi scappasse dal cuore.
Aswasa Bhavan, Veli – Fort Kochi.
Non è un’attrazione turistica.
È un piccolo orfanotrofio che ospita 54 bambini e ragazzi, dai 2 mesi ai 21 anni. Stamattina ci sono passata con un chilo di dolciumi comprati in una pasticceria locale (deliziosi!). Ma la maggior parte dei bambini era a scuola – in Kerala, le vacanze estive sono ad Aprile e Maggio, e a Giugno si riparte. Così ho lasciato i dolcetti e sono tornata nel pomeriggio.
Ad accompagnarmi, un ragazzo in Tuk Tuk. Uno dei tanti, all’apparenza. Come al solito: 300 rupie? 100? Ok, 200! Ma in realtà… è andata diversamente.Perché ero già passata lì con lui in mattinata. E quando siamo tornati, appena scesa, due bimbe mi sono corse incontro: una mi ha abbracciata, l’altra mi ha allungato una racchettina per giocare a tennis con lei. Immediatamente.
Ho sorriso e detto: “Aspetta un attimo”. Le suore che gestiscono la struttura mi hanno accolta con grande gentilezza. Ho visitato i dormitori, il refettorio, la sala compiti. Alcuni bambini erano immersi nello studio, seguiti da volontarie. I più piccoli piangevano o gridavano, altri erano tranquilli, qualcuno con la febbre.
Alcuni mi si sono avvicinati incuriositi, altri mi hanno detto il loro nome. Qualcuno mi ha parlato in Malayalam – che ovviamente non capivo – altri erano più schivi.
Poi è tornata la bambina con la racchetta. Mi ha guardato negli occhi:
“Giochiamo?
“Come dirle di no?
E così abbiamo iniziato. Lei mi spiegava come usare la racchetta da badminton, sempre in Mayalam ovviamente, ma i bimbi sanno meglio degli adulti come comunicare con tutti. E io pian piano miglioravo. “Last set! Last!” ha detto. Ok, ancora un po’. Poi ha detto “Finish?”, con il sorriso.
Nel frattempo altri bambini si sono uniti. E non solo con me: anche il ragazzo del Tuk Tuk è stato coinvolto. Tutti insieme, a giocare, a ridere.
Poi, come sempre, è arrivato il momento di rientrare. Ci sono regole e impegni da rispettare.
Tornati alla mia homestay, gli ho chiesto:
“Quanto ti devo?”
“Niente,” ha risposto. Ho insistito, ma niente da fare. Ha solo detto:
“Lasciami una review, è bassa stagione e siamo in difficoltà. Mi è piaciuto giocare con i bambini. È stato bello. Grazie.”
E se n’è andato.
Lezione imparate oggi
Se diffondi bellezza, la bellezza torna indietro, moltiplicata.
Altra lezione di oggi
Il mondo è davvero un gran bel posto.
Fort Kochi: un gioiello.
Da visitare. Da vivere.
Meravigliose le reti da pesca cinesi al tramonto, gli spettacoli di Kathakali al Great KV Kathakali Center, dove mi hanno regalato anche una lezione di yoga sulla terrazza e una meditazione guidata con i Raga.
Maison Casero Homestay? Dove sto soggiornando e scrivendo. Una perla. E oggi, nonostante i monsoni, c’era anche il sole. Come un saluto speciale dal Kerala. Prossima tappa: Varanasi!
Riassunto in tre parole? Cuore pieno = infinito.


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