La parola svestita sta all’inizio di tutto. Prima ancora del caos, prima ancora della materia, prima ancora dell’aria che si respira per emettere un suono. Nei giorni che iniziavano, prima ancora dell’alba, c’era la parola disarmata.
Io comunico. Metto in comunione, metto in mezzo, condivido. Divido.
Cosa? Un pezzo di pane.
Metto un pasto al centro della tavola e lo offro ai miei commensali. È un piatto dolce, preparato con cura?
Unisco farina e aqua. Aggiungo qualche goccia di veleno?
Nutrirsi di verbi. Del profumo di famiglia o di coltelli che affettano la carne.
Cosa bolle in pentola? Un pensiero che rotola. Cade a terra, come un tappo di sughero.
Traccio una linea di unione, nei giorni buoni.
Altre volte, un confine.
Incontro un altro come me, vicino o lontano da me.
Guardami. Chi sono? E tu, chi sei?
Cosa occorre per stare bene insieme?
Che parole gentili hai da offrimi oggi?
Siamo nudi. Parliamo. Per favore, non ferirmi oggi.



Lascia un commento