Ecco il secondo articolo di questo viaggio: Kanyakumari, là dove finisce l’India e si incontrano tre mari – l’Oceano Indiano, il Mar Arabico e il Golfo del Bengala.
Il viaggio in treno
Treno classe 2AC da Trivandrum Central: binario giusto? L’ho chiesto almeno dieci volte. Ma alla fine, binario 1, facile. Treno puntuale! Quattordici carrozze, di varie classi. Io ero in 2AC, tra le migliori.
Nel mio scompartimento, praticamente una stanza privata, mi sono sistemata su una delle quattro cuccette. Un po’ di disordine iniziale, ma poco dopo è passato un ragazzo delle pulizie e ha sistemato tutto.
Un episodio curioso: un signore aprendo bruscamente la tendina mi ha fatto sobbalzare. Recitava qualcosa come un mantra, con in mano un contenitore metallico e bicchieri di carta. Si è seduto davanti a me, deciso: “Chai?” ho capito. Ho rifiutato gentilmente – ancora non ho il coraggio di bere tutto ciò che mi viene offerto, soprattutto sul treno. Lui, sorpreso, ha continuato a girare per il vagone gridando “chai chai chai”. Esperienza molto piacevole!
Lezione imparata
Non tutto ciò che non conosco è pericoloso.
Kanyakumari in 3 parole: Minibus, Tramonto, Surya
Minibus
“Madame, ok, un giro in minibus per 200 rupie?” Otto siti in un giorno. Di solito evito i giri da turista medio, ma quel giorno ero stanca. Minibus colorato, solo indiani a bordo, zero inglese ma tanta voglia di comunicare. Mi hanno chiesto se sono sposata, se viaggio sola, se ho già mangiato.
Il tour? Sei ore intense: templi, musei, fontane, tutto un po’ di corsa. Non ho capito sempre dove fossi, ma ho imparato che con le signore indiane non si può dire no: ti offrono una spilla per la camicia che si apre col vento o cibo del tempio che ti mettono in mano anche se rifiuti per paura di star male.
Tramonto
Questo sì che lo ricordo bene: il tramonto al Sunset Point è uno spettacolo! Tanta gente incantata di fronte al mare, venditori, baracchini, bambini che giocano. C’era anche un tiro al bersaglio con i palloncini colorati. Bellissimo!
Surya (il sole)
A Kanyakumari si celebra anche l’alba. Mi sono svegliata alle 5 per vederla. Il mio host era già in meditazione. Mi ha aperto il cancello con gentilezza. Era buio, camminavo veloce tra chi dormiva per strada, come mi aveva consigliato la mia amica Claudia, conosciuta a Varanasi due anni fa.
Poi, il primo approccio sgradito: un ragazzo in moto ha iniziato a importunarmi. “Go away. Leave me alone.” Niente. L’ho ripetuto più forte e finalmente se n’è andato.
Lezione imparata
Se qualcuno mi tratta in un modo che non mi piace posso e devo essere decisa. Punto.
Arrivata al Sunset Point, già pieno di gente in attesa del sole. Venditori che allestivano le bancarelle, cagnolini che giravano tranquilli, donne in sari perfettamente acconciate (alle 6 del mattino!). Unica europea tra tanti. Mi chiedono selfie. Rifiuto. Aspetto con loro. E poi… arriva il sole.
Anche a Pesaro, la mia città in Italia, il sole sorge sul mare, e mi chiedo perché ho smesso di svegliarmi per vederlo. Un tempo lo facevo spesso. C’era sempre un ragazzo con due cani, uno si chiamava Bianca. Devo ricominciare. È bello scoprire che, in certi angoli del mondo, l’arrivo di un nuovo giorno è ancora un evento.
Riassunto veloce
- Traghetti presi: 1 (per Vivekananda Rock Memorial)
- Massaggi ayurvedici: 0
- Templi visitati: 3
- Bakery scoperte: 1 (Iyengar Cake Shop, buonissima!)
- Paratha mangiate: 2
- Chai bevuti: 2
- Souvenir comprati: 3
- Magneti: 0
- Foto scattate: infinite


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