In queste ultime settimane di scuola abbiamo fatto un piccolo laboratorio con gli alunni. Abbiamo portato dei semi, li abbiamo accomodati in un letto di cotone bagnato dentro a delle bottiglie tagliate a metà — e li abbiamo osservati…
Un gesto semplicissimo che mi ha portata a questa riflessione.
Siamo tutti semi.
Ho portato da casa delle lenticchie. Stavano ferme in dispensa da un paio di anni, dimenticate in fondo a uno scaffale. Avvizzite, rinsecchite, stanche. Quasi non sapevo più cosa farmene. Eppure — nell’ambiente giusto, in pochi giorni — si sono dischiuse. Come fiori in primavera. In una settimana i primi germogli, timidi e testardi insieme. Adesso sono materia viva, pronta a essere piantata. Si trasformeranno in una pianta.
Tutto questo dal niente. Da qualcosa che sembrava finito.
Cosa c’entra con la pratica? C’entra eccome.
Viveka è la capacità di discernere — di vederci bene, di scegliere con chiarezza ciò che nutre il nostro percorso e ciò che invece lo appesantisce. È separare il grano dalla paglia. È sapere quando è il momento di restare e quando è il momento di andare.
Non è una qualità innata. È una capacità che si allena ogni giorno: tenendo le antenne alzate, il cuore aperto, l’intuito sveglio. Si affina con la pratica, con la presenza, con l’onestà verso se stessi.
Viveka è anche questo — saper scegliere il terreno giusto per lasciarsi fiorire.
E tu? Sei ancora chiuso in dispensa, in attesa che qualcuno ti ricordi — o stai cercando la linfa di cui nutrirti?


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